GIOVANE PROMETTENTE: “Toc Toc ?” I

IO: “ Entra”

“Sai chi sono?”

“No”

“ Mi aspettavi ?”


“Si”

“ Perché ?”

“Perché sapevo che saresti venuto”

“ A fare cosa ?”

“ A porre delle Domande”

“ Troverò le risposte alle mie Domande”

“Probabilmente no, non a tutte”

“ah, ho capito, abbiamo già iniziato, questa è la famosa parte “Io so di non sapere?”- Giusto ?”

“no, non è la famosa parte, come la chiami tu (e poi devi cominciare a non esprimerti più così…).        Tu sai che Noi siamo gli Artigiani del Pensiero.  Siamo i Filosofi del Futuro.

“ I Filosofi con i piedi per terra !”

“ Si, ti piace questa definizione e te la lascio. Almeno per ora”

“Allora, da dove partiamo”

“Hai già fretta”

“ Sono curioso”

“ Abbiamo già iniziato”

“ Quando ?”

“ Quando hai bussato alla mia porta”

“il nostro incipit è “TOC TOC ?”

“ si, è quello”

“ dunque stà già succedendo ?”

“si, esatto, lo stai già vivendo….”


riflessione della sera....
(nata da un interessante scambio di idee con un giovane promettente)

Viviamo d'istinto o viviamo di ragione ?

Il segreto è quello di fare in modo di avere tutti gli strumenti che ci possono servire per gestire e affrontare la nostra vita, attimo per attimo, sia quando è "tutta sotto controllo" e, sia, soprattutto, "quando nulla è sottocontrollo, perché l'istinto ha prevaricato….

SE fosse possibile avere il totale controllo qualunque forma individualistica si esaurirebbe e ci si troverebbe in una forma di tirannia con a capo ognuno di noi.. Il che porterebbe all'anarchia.. Ma nessuno credo voglia questo.. Mentre credo che se si riuscisse a prevenire ciò che consapevolmente sai di non poter controllare, perché fuori dal tuo range di supervisione, porterebbe ad un Apollineo mondo di ratio... Volere è potere, potere è saper controllare, saper controllare è tranquillità..

Nietzsche sostiene che c'è nell'uomo una sostanziale paura verso la creatività della vita e la volontà di potenza, che produce valori collettivi sotto la cui giurisdizione la vita viene disciplinata, regolata, schematizzata....

Ti prenderemo per mano e ti porteremo a cercare la tua creatività...e la tua volontà di potenza. Passo dopo passo.

Così, Caro Giovane Promettente, io e Friedrich (Nietzsche) abbiamo deciso di prenderti per mano e "stordirti" i sensi....non ti vogliamo far cambiare idea. Vogliamo solo farti acquisire la piena consapevolezza non tanto di quello che sai ma proprio di quello che non sai...E dal momento che Lui, Friedrich, ritiene di essere più autorevole di me, nonché parecchio più anziano, abbiamo deciso che partiremo proprio da Lui....vorrebbe che io ti ricordassi che lui ha combattuto il razionalismo, lui non accettava la teoria che la conoscenza arriva solo attraverso la ragione...Nietzsche ripudia la "tirannide della ragione sugli uomini" (per usare le sue parole). Il suo atteggiamento è di profonda messa in discussione del filone razionalistico-idealistico.

Quindi, in buona sostanza, e per farla breve, abbiamo democraticamente deciso, io e Nietzsche, sempre, che ti prenderemo per mano e ti faremo provare l'essenza dello spirito di Dioniso...l'ebbrezza, la spontaneità, l'istinto (dove io sono Maestra !) e poi, insieme, Ti aiuteremo a cercare il tuo spirito apollineo che sarà quello che ti permetterà di vivere una vita di emozione senza esserne sopraffatto.

Ricorda, che per vivere una vita piena di emozioni libere, è necessario trascendere alcune regole sociali... E solo un genere di persona può farlo.. Nietzsche lo sa bene.. L'ubërmensch... Detto correttamente "oltre uomo"...

Credo che sia il caso di "provare" ad avvicinare il concetto di Super Uomo. Con moderazione, cercheremo l'affermazione di te stesso, con una buona dose di morale e di rispetto delle regole sociali. Ma bisogna affrontare il tema delle regole tue e di quelle sociali

Ponendo già risolti i vari enigmi inerenti le regole intra-personali.. .per "adeguarsi" a ciò che l'ambiente vuole bisognerebbe formattare le proprie regole, valutandone ottimali solo quelle che più si avvicinano alle necessità di un contorno, ostile alle necessità edonistiche dell'essere... Quindi dovremmo essere l'immagine di un mondo che ci nega!!! Quanto ci conviene?..

Sono convinta che sia il caso di occuparsi dell'ambiente esterno solo e quando avremo piena consapevolezza di quello che siamo realmente. Dobbiamo conoscerci prima di capire dove siamo collocati, il vecchio e sempre attuale " Conosci te stesso". Siamo pronti a fare questo viaggio ? Parti con me ?

...il viaggio è lungo.. Pieno di muri da scavalcare e pareti da abbattere.. Conoscere se stessi coincide con il raggiungimento della consapevolezza massima della propria esistenza e dei propri limiti, posti o imposti.. L'idea è accattivante.. Ci sto!!

E allora che sia, questo viaggio avrà la sua ragione d'essere. Siamo già partiti, inconsapevolmente, e abbiamo delineato il primo tratto di strada....

Io confido in Nietzsche, adoro le sue teorie, principalmente Dionisiache e Apollinee.. Ma differisco da lui nella visione dittatoriale della ragione.. La vedo più come rifugio, in quanto da consapevolezza all'essere di ciò che è più logico-consono…. fare in base alla situazione creatasi.. Non tutto ciò che va al di là della nostra piena consapevolezza è bene per il soggetto in questione... Capita che si possa cadere in tranelli creati dall'istinto.. Non sempre miglior consigliere..

Sarà molto divertente, durante il nostro viaggio, duellare sull'istinto....e, fortunatamente, visto che camminerai con me, al mio fianco, non devo abbattere almeno quel muro....

L'unica consapevolezza con cui addormentarsi alla sera è che il viaggio lo faremo insieme e se ci saranno tranelli creati dall'istinto, uno proteggerà l'altro...

Porremo attenzione alla duplice faccia di cui esso è dotato.. Tanto accattivante quanto malevola.. Quando ci sarà da razionalizzare al massimo sarò a tua disposizione.. Quando invece ci saranno da fare scelte per me troppo difficili, la tua esperienza mi salverà..

Siamo intesi: tu veglierai sulla duplice faccia, io, intanto, metterò in risalto i risvolti positivi....per non lasciare più soli gli aggettivi "accattivante" e "malevola"...Siamo compagni di viaggio, quindi saremo fianco a fianco a guardare, osservare... contestare, inventare....Ti lascerò razionalizzare quanto vorrai...il prezzo da pagare sarà provare a ribaltare le situazioni e i punti di vista. Osservare e sentire da angolazioni diverse...

..e quando le scelte saranno difficili ci salverà essere noi stessi...e questo, se servirà, ti insegnerò a farlo con estremo piacere...

E se essere noi stessi, invece che salvarci, ci portasse in una situazione di estasi, inebriando la ragione di una fittizia sicurezza, malsana per entrambi? Che invece di porci al sicuro ci rimetta nuovamente nelle mani di un istinto dedito alla casualità ?

Oh, buonasera anche a Te, oserei dire ! Essere Noi stessi ci porterà dove Noi vogliamo, in verità, ed in maniera assoluta, andare, anche se la Ragione, quella che ti piace tanto, sconsiglierebbe quella via...buona parte della verità è nell'istinto !

Quindi vorresti dirmi che, tutto ciò che è appartenente alla sfera delle possibili scelte, siano governate in modo paritario sia da istinto che da ragione?.. Credo che l'istinto possa avere un importanza maggiore solo se tratti argomenti trascendentali, metafisici, mentre ciò che inerisce a tutto l'immanente è una semplice conseguenza dell'uso della ragione, dell'applicazione di regole e normative predefinite.. Norme empiriche.. Prive di necessità di una dimostrazione in quanto la vita in se è dimostrazione di queste, come concretizzazione fisica..

Voglio fare ordine, a questo punto è necessario. Gli argomenti metafisici, quelli ai quali concedi una buona dose di istinto…. “La metafisica è quella parte della filosofia che, andando oltre gli elementi contingenti dell'esperienza sensibile, si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà, secondo la prospettiva più ampia e universale possibile. Essa mira allo studio degli enti «in quanto tali» nella loro interezza, a differenza delle scienze particolari che, generalmente, si occupano delle loro singole determinazioni empiriche, secondo punti di vista e metodologie specifiche. Nel tentativo di superare gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che considera eterno, stabile, necessario, assoluto, per cercare di cogliere le strutture fondamentali dell'essere.

Quella che leggi sopra è la banale descrizione della metafisica, ovvero la metafisica si occupa degli aspetti più autentici e fondamentali della realtà. Vuoi rifarmi la domanda, ora ?

... Si occupa delle basi della realtà perché queste basi trascendono da un esame logico-razionale.. Ma trascendono da questo solo perché non vi è stato essere presente il giorno che furono gettate le basi.. Comunque posso dirti che un certo "Fichte" tentò di risolvere il concetto metafisico applicandovi un po' di sana matematica.. Ponendo al metafisico un determinato " infinito" e ponendo un "IO" come base della realtà finita, affermò che la realtà non è nient'altro che il concretizzarsi dell'infinito in infinite parti finite..

Guarda, visto che sei "caduto" dalla mia parte, senza rendertene conto, ho deciso di venire un pochino dalla tua....dunque, quel certo Fichte affermò che la realtà non è nient'altro che il concretizzarsi dell'infinito in infinite parti finite....e dal momento che l'uomo, essere finito, tende all'infinito, cioè alla ricerca costante di un bene o di un piacere infinito - Infatti nel mondo delle cose finite troverebbe solo limitazioni - oso affermare, senza paura, che tu - parte finita - tendi un po' a me - infinito....e alla fine, ti domando: ma la realtà è comunque, lascia perdere dove inizia e dove finisce, un abbraccio eterno tra l'infinito e il finito ?

... La realtà è necessariamente un'abbraccio tra finito ed infinito.. Perché "purtroppo" la nostra mente ci porta a desiderare irreali situazioni, solo in quanto irreali, non per necessità pura.. D'altro canto però ciò che è irreale può essere usato come limite autoimposto, come norma da rispettare. Esistono varie interpretazioni di un concetto, ormai da noi reso parte di un dualismo probatorio dell'esistenza.. Bisognerebbe che fosse la ragione a tendere all'infinito, dando poi un risultato finito e concreto perché la metafisica/ infinito venga realmente contemplata.. Non sei d'accordo?.

Ah, partiamo dallo stesso concetto, questo mi piace molto. Dunque, realtà come abbraccio tra finito ed infinito. Tralascio il "purtroppo" ! Sono d'accordo con te sul fatto che sarebbe interessante vedere la ragione che tende all'infinito...ma credo fermamente che non possa dare un risultato finito e concreto, non da sola.....gli serve l'istinto ! Bergson sosteneva che l'istinto è la capacità di avvalersi di strumenti già organizzati, mentre la ragione comporta la capacità di costruire strumenti artificiali che compensino la mancanza di quelli naturali. E sosteneva che non sono mai completamente separabili....in ogni comportamento razionale, assolutamente e solamente razionale, esiste sempre un residuo di REAZIONE ISTINTIVA....ad esempio, sentire salire l'arrossamento alle guance quando si rimane fissi negli occhi, l'uno dell'altro, per pochi secondi, che sembrano un tempo interminabile ?

Quello è un caso particolare, in cui si vive una totale alienazione dal mondo..ci si trova in una delle fasi di estasi che trattavo prima... Ma è sempre una conseguenza logica di una situazione antecedente all'incrocio degli sguardi: è lo sviluppo di un probabile interesse reciproco che porta ad una forma di momentaneo imbarazzo.. Una reazione istintiva sarebbe potuta essere il repentino cambiamento di posizione di uno dei due, ma comunque sarebbe stato sempre portato a compimento dopo una valutazione obiettiva della situazione da parte di una psiche ben funzionante.. Ma si sa che amore e psiche non hanno la stessa lunghezza d'onda, in quanto l'uno tende, se necessario, ad eliminare l'altro poiché lo reputa pericoloso per il proprio sano sviluppo.. Ne fecero addirittura una statua, nominata appunto "Amore e Psiche" di Canova.. Non voglio portarti a credere che l'istinto non esista.. Poi proprio a te, che vivi di colpi d'istinto ben riusciti, però non mi dispiacerebbe che fossi dalla mia se ti dicessi che la razionalità è la " conditio sine qua non" della realtà delle cose..

Ah, fantastico Ragazzo Promettente ! Voglio commentare due cose, e non voglio perderne nemmeno una, quindi cercherò di essere sintetica e ordinata...parto da "Amore e Psiche"...tu mi dici, di Canova...e io, istintivamente, penso ad Apuleio...tu ad una statua, di marmo, solida, fredda, sintesi di grandi capacità, una vera opera d'arte, tangibile, oggettivamente reale...io ad Apuleio, una fiaba, inserita nelle sue Metamorfosi ma forse appartenente ad una antecedente tradizione orale...Amore e Anima...come vedi, andiamo razionalmente ed istintivamente, ognuno di Noi due verso ciò con cui ha maggior confidenza....e il secondo commento invece è questo...."sono disposta a venire un po' dalla tua, in merito alla conditio sine qua non, SOLO SE mi porti per mano a capire come incastri istinto e ragione in uno stesso individuo..e per prenderne uno a caso, prendi me.

Tu sei istintiva, ti muovi, fai scelte importanti perché ti sei senti di fare così.. Tu sei consapevole dei rischi che una scelta istintiva comporta, ma tu sei consapevole anche delle tue obiettive competenze e abilità, quindi sai che, nell'eventualità la tua scelta scada in un errore, saresti in grado di risolvere il problema e quindi di muoverti come se nulla fosse accaduto.. Alla base del tuo perseverato comportamento istintivo c'è una sicurezza data solo dalla tua capacità di ragionare.. Mi concedi di affermare due cose?

1) l'istinto può essere valutato come conseguenza di una logica troppo-perfetta e/o troppo imperfetta;

2) mi hai chiesto di sintetizzare istinto e ragione in uno stesso individuo: penso che tu possa essere considerata come tale sintesi e i motivi li ho descritti poche righe sopra... Ne convieni?

Oserei dire, touché ! Devo convenire che la tua sintesi è corretta. E potendomi sbilanciare, visto che parliamo di un individuo che conosco abbastanza bene (?), direi che è perfetta. e mi soffermo sulla tua prima affermazione, ovvero l'istinto da valutarsi come conseguenza di una logica troppo perfetta e/o troppo imperfetta.....e la domanda, carica di altissima tensione, è "mi posso permettere di essere meravigliosamente istintiva perché la mia altissima capacità di ragionare me lo concede ?"....(i termini assoluti sono indicativi di tensione emotiva, non di superbia o alterigia)...e rispondimi, presto, perché ho una domanda MOLTO PIU' INTERESSANTE, SE NON CHE', UN PO' PERICOLOSA !

Perfettamente... Il tuo istinto è conseguenza di un'impeccabile logica.. Ora ponimi la domanda più pericolosa, perché sono sicuro che sarà interessante trovarne una giusta risposta..

SE . . . l'istinto lo valutiamo come conseguenza di una logica troppo-perfetta e/o imperfetta - e direi che questo è un punto che consideriamo condiviso - TU dove ti sei nascosto ?

Io mi nascondo dietro una logica perfetta per me, non del tutto perfetta per altri, e imperfetta per pochi.. In modo da non dover incorrere in atti istintivi, i cui relativi esiti, al di fuori dal mio controllo, non possano recarmi ne danni ne piaceri inaspettati.. È abbastanza esaustiva come risposta?

E’ un ottima risposta ma non è esaustiva e, soprattutto, non mi basta....

Tralascio la parte che ritiene che la tua logica possa essere imperfetta per pochi e non del tutto perfetta per altri....non ci occupiamo di questo, per ora.

Ma ho bisogno della tua autorizzazione a procedere. Lo posso fare ?

Vorrei portare la prima parte della riflessione su una questione linguistica ed epistemologica...." in modo da non dover incorrere in atti istintivi".....

Sei interessata a quale teoria sta dietro la mia logica?..

Il tuo "dovere", in questo caso una negazione dello stesso concetto, quindi, il tuo "non dover incorrere" è un dovere morale ? Una scelta morale che ti preserva da atti istintivi. ma non un preservarsi in se e per se. Un preservarsi per l'impossibilità di controllare le eventuali, senonchè ovvie, conseguenze.

Non ti preservi, a prescindere. Ti preservi perché non puoi controllare l'effetto che potrebbe produrre il tuo atto istintivo...parlami della teoria che regge questa logica...e non ti dimenticare che abbiamo stabilito, anzi, per la verità, hai stabilito che la mia ottima ragione mi permette di fare altro.

Tendo a preservarmi per evitare conseguenze,poco banali, di banali colpi d'istinto,di cui non posso avere il controllo.. Ciò che non posso controllare non necessariamente è meritevole di fiducia, perché hai più combinazioni di esiti possibili, che non sono retti da regole duali, tipo la classica " SI/NO" ma recano anche sfumature che, poi, necessariamente riconducono ad un risultato o positivo o negativo, perché l'esito finale è sempre SI/NO,GIUSTO/SBAGLIATO.. Basti pensare che da questa teoria ha preso spunto l'informatica, con il codice binario 0-1.

Comunque sia, la mia logica, retta da interessi svariati ,attrazione per ciò che è paradossalmente difficile, errori compiuti e mai ripetuti e da un forma di auto-sfida incalzante si "perpetua" grazie a coloro che non la ritengono logicamente corretta ma imprecisa, perché è proprio grazie a loro che non posso agire d'istinto, in quanto non ricado in nessuno dei due estremi trattati prima, ma navigo in un normale impreciso modo di pensare che mi garantisce coperture da svariati colpi di testa dolorosi.

Ah, ragazzo mio...commento, d'istinto, a caldo. Ma poi insieme, con calma, decideremo quale direzione prendere.....

Ciò che non puoi controllare non è necessariamente meritevole di fiducia. E quindi è vero anche il suo contrario…

L'esito finale è SEMPRE SI/NO/GIUSTO/SBAGLIATO : questa non te la posso proprio passare…

Perché?.. L'esito è sempre duale.

O si o no.. O è giusto o è sbagliato.. Che poi siano a loro volta relativi è un altro discorso.. Ma sempre di componenti dualistiche di tratta...

Allora, mi fermo qui e ci concentriamo sul dualismo. dopo riprenderemo il resto del tuo discorso.

Ciao Ragazzo, riprendiamo il nostro viaggio ?

Bene... Da dove vuoi partire?..

Oggi piove, quindi non vorrei riprendere il discorso del dualismo, oggi. Ovviamente lo riprenderemo ma non oggi.....oggi, se ti va, vorrei sapere qualcosa di più sul " TENERE TUTTO SOTTO CONTROLLO"....sei con me ?

... Tenere tutto sotto controllo.. Il mio ideale.. Importante perché non si cada in balia di un susseguirsi di situazioni/emozioni caotiche.. Dove la logica degli eventi non è di chiara comprensione, e gli esiti sono più dubbi che mai.. Per valutarne bene il potenziale( dell'aver tutto sotto controllo) sarebbe convenevole ragionare per assurdo: cosa saremmo, o come sarebbe il mondo, se non potessimo controllare nulla?

Oh oh, esattamente com'è, dal momento che Noi non possiamo controllare nulla e non controlliamo nulla ! e tutto quello che "abbiamo la sensazione di controllare", che "ci illudiamo" di controllare è falso....

Pardon, sono stata un po' troppo "bianco/nero", quindi correggo il tiro e i termini....dimmi, cosa pensi di controllare ?

... Non possiamo controllare le maree, per quello c'è Nettuno, o l'interazione gravitazionale Sole-Luna-Terra,dipende da cosa credi.. Ma abbiamo avuto la possibilità di governare la ragione.. Da essa scaturiscono idee e progetti, non necessariamente giusti, ma che hanno contribuito al nostro sviluppo.. Quindi ragionando per assurdo, una costante di controllo c'è comunque, e si tratta della ragione.. Salvo, ovviamente, chi affetto da nevrosi varie, ha perso il lume anche di quest'ultima..

Ammetto che molte, moltissime persone usano la ragione per addomesticare se stessi e il mondo, nel vano tentativo di controllare tutto e tutti...mi vuoi parlare di un controllo esterno o di un controllo interno ?

... Il controllo esterno, secondo me, è più semplice del controllo interno.. Controllare l'esterno si basa su un confronto-scontro tra individui, che è alla base dell'ascesa-discesa dei partecipanti, mentre il controllo interno,più precisamente interiore è molto più complicato, perché significa sempre un confronto-scontro, ma ci si scontra con i propri demoni, i propri scheletri e avere il controllo è sinonimo di abbattere le proprie barriere e distruggere i propri demoni.. La cosa più difficile per chiunque, cioè essere in pace con se stessi..

Oh, bene, direi che siamo sulla stessa lunghezza d'onda...sono assolutamente d'accordo ! Controllare l'esterno è molto facile per chi, soprattutto, ha una innata capacità di inquadrare immediatamente le situazioni e le persone, per chi individua immediatamente il gioco delle parti e dei ruoli...e infatti, nella maggior parte dei casi, si perde anche interesse a farlo...non è per nulla eccitante. invece, molto più interessante, è il controllo interno...MA, ad un certo punto della nostra vita ( per la verità in più punti ) arriva quella COSA o quella PERSONA che "CI FREGA", mandando all'aria il nostro tentativo di tenere tutto sotto controllo.....secondo te succede perché: "non abbiamo saputo inquadrarla, nel contesto esterno, come invece sappiamo fare sapientemente con le altre ?"...oppure perché "semplicemente, abbiamo iniziato a parlare di una cosa, senza avere il tempo di pensarci e ci siamo ritrovati dentro a quella cosa, già discretamente persi?".....oppure perché "continuiamo a sentirci irrimediabilmente attratti verso quella cosa o quella persona, senza un perché, al momento preciso..." oppure perché " in tempo zero, quella cosa o quella persona ha abbattuto la barriera del controllo e ci ha fregati ?".....

... Molto sottile è la linea che divide l'intelligenza e la follia.. Quando avviene una situazione tipicamente descritta da te, la nostra ragione ci porta a "dover" render il momento piacevole per l'altro partecipante, prima che per noi. Il problema insorge quando le necessità di comodo dei due partecipanti non sono le stesse ma sono molto differenti e in quel caso, non riuscendo ad incrociare una probabile via di fuga, intesa come sintesi delle necessità, raggiungiamo uno stato di corto-circuito, dove rendiamo al massimo in un tempo"0", e questo ci porta a compiere l'errore peggiore: fare subentrare le "sensazioni" che sono sfumature sia della ragione che principalmente del l'istinto.. Quindi la conclusione dell'avventura intrapresa è nelle mani della più totale casualità.. Il che non è bene.. E la nostra ragione ha, indiscutibilmente, oltrepassato la sottile linea precedentemente menzionata, cadendo nella follia, il momento in cui non si è trovata la via di fuga..

Scegli tu quale parte ora, portare avanti....tra queste... "non sono d'accordo sul fatto che la ragione ci porta a dover rendere il momento piacevole prima che per noi, per l'altro (la natura umana è tendenzialmente egoistica ed edonistica)...." la via di fuga è qualcosa che, di solito, mi accorgo di star cercando quando ormai, paradossale lo so, è già tardi (per rendere l'idea, il pensiero diventa "dunque/ecco/allora/megliocercareunaviadifuga/cosìlasmettodirestarequi/adirecosecheforsesonosenzasenso/perchèèassolutamenteunacosatalmentesbagliata/chenonc'ènemmenobisognodifareun'ulterioreriflessione/elaviadifugaèl'unicapossibilitàcheho/quindinonstòdifattogiàfuggendo/perchèmentropensotuttoquestolemiegambenonmispostano/lamiaboccanonlasaluta/imieiocchinonlalasciano?)......"ti sembra che io sia un corto circuito con resa in tempo 0?" ...."vogliamo occuparci un po' delle sfumature ?"....."trovo il momento della mancanza della via di fuga, quella dell'inizio della follia, assolutamente inebriante ...."

Hai mai visto un corto-circuito fare del bene? Rompi l'oggetto con un corto circuito ma il segnale elettrico ha dato la sua resa massima a tempo "0".. Quando il corto-circuito prende te, tu rendi internamente al massimo ma non puoi concludere nulla, perché l'eccesso di informazioni ti fa perdere il controllo.. Questo intendevo.. comunque sia l'inizio della follia può essere di svariate forme, e le classificazioni sono varie, la propria mancanza della consapevolezza di se, degli altri e dell'ambiente che ci circonda sono le più ambite. Per non parlare poi di ciò che accade quando in preda all'estasi, non dovuta però ad un eccesso di emozioni positive, ma a quelle negative, ci si può trovare a discutere internamente con un "io" che non è quello iniziale, ma la "concretizzazione astratta di una maschera interiore che prende vita", dando squilibri come le multiple personalità, o il più sprezzante bipolarismo.. C'è di buono che vari personaggi prima di noi, tra cui Jung e FREUD, analizzarono queste problematiche, in maniera abbastanza soddisfacente direi..

Bene, allora, per prima cosa, direi che "non sono affatto un corto circuito ! "l'eccesso di informazioni è il mio cavallo di battaglia ! .... molto probabilmente vanno in corto le persone che subiscono la mia scarica elettrica....E, cosa più importante, io non perdo il controllo, lo faccio perdere agli altri ! Quanto ai due Signori da te citati, si, direi che hanno fatto un buon lavoro, tutto sommato (!!!)....e comincio a pensare che il nostro viaggio continuerà sulla via dell'estasi e delle emozioni positive....

..concordo.. Però sai, per poter valutare bene ciò che ha una finalità positiva, emozioni e azioni, è sempre ottima cosa , applicando la teoria delle necessità dei contrari, tenere presente che perché queste possano esistere è NECESSARIO che esista ciò che classifichiamo come negativo. Le tentazioni, le ombre, gli scheletri interiori e i vizi sono una sorta di velo di Maya, qualcosa che ci preclude la visione corretta ,((secondo Schopenauer della realtà)),concedimelo, di ciò che è bene e ciò che è male, in quanto ciò che è negativo, inizialmente, promette sempre così tanto, poiché forma di evasione dalle regole, ma solo alla fine si scopre come tale..

Che sia, allora, la negazione per l' affermazione. Ho intenzione di concederti molto...

A proposito di questo, in un contesto di situazioni banali, facenti parte della routine quotidiana di un qualsivoglia individuo in formazione, è molto importante porre dei dogmi indiscutibili perché questo possa raggiungere la propria maturità nel modo migliore.
Perché un qualcuno abbia deciso ciò che è giusto e ciò che è meglio evitare, qualcun'altro ha dovuto perseverare in errori plateali; che poi, ogni ideologia inerente al bene o al male sia strettamente soggettiva è un'altra storia, però una ferrea disciplina può anche porre una buona parte di maturandi sullo stesso piano.
La necessità della valutazione oggettiva del maligno è strutturale per una corretta perpetuazione del bene: ma attenzione all'eccesso, perché tutto deve essere ben equilibrato, anche un accumulo di situazioni benevole e positive, potrebbe semplicemente essere la conseguente di un periodo fortunoso, e allo scadere di quest'ultimo, la ripresa della normale altalenanza di alti e bassi potrebbe apparire più complicato di quanto effettivamente è..

Concordo.... sui giovani in formazione hanno assolutamente bisogno di raggiungere la loro maturità attraverso passaggi assolutamente ferrei, rigidi e non discutibili. Generalmente la tendenza è quella di rifiutarli, di odiarli, di doverli, in un modo o nell'altro, accettare e alla fine di sopravvivere agli stessi. Quanto invece alla ricerca dell'equilibrio, a questo continuo altalenare di bene e male, beh, questa è un altra storia, direi. Che ci piace ! e quindi, mi domando, o meglio, ti domando: " come cerchi di rimanere in equilibrio ? come cerchi di amministrare situazione positive e situazioni negative ?".....ma quando ti accorgi della natura stessa della situazione ? quando ci sei già dentro ma non ne potevi fare a meno ? quando stai per affacciarti e ormai l'inclinazione è tale da caderci dentro ?

... Solitamente per cercare di mantenere un equilibrio costante, cercò sempre di, una volta valutato in maniera ottimale la situazione (quindi le valuto in momenti antecedenti il confronto) evitare quella con probabilità di esito negativo più alto, a rischio di mantenere una fase di stallo protratta nel tempo, magari anche per un periodo relativamente lungo. Evitare l'incrocio con contesti sfavorevoli, aumenta le probabilità di riuscita positiva del confronto. Risulta utile evitare anche situazioni dubbie, perché la sfumatura presente è comunque la derivata di un risultato possibile, strettamente positiva o negativa. Il momento di caduta nel mondo della variante negativa, sicuramente porta ad un esperienza tale da portare l'individuo in questione, cioè io, a sapere che determinati comportamenti portano a sviluppi sfavorevoli, quindi a capire cosa è giusto evitare.. In poche parole la situazione migliore per effettuare una giusta equilibratura è l'utilizzo di escamotage, a discrezione dell'individuo, per aggirare tutto ciò che non è di sicura e favorevole interpretazione.. Per te sarebbe meglio affrontarli o mantenere un forma di regolazione simile la mia?..

Non entro nel merito della tua strategia, che mi era già chiara, anche se tu sei stato molto onesto a spiegarla così dettagliatamente...o perlomeno, non ci entro ora ( anche se, a questo punto vorrei proprio fare una partita a scacchi con te...). Rispondo alla tua : parte della mia strategia (sarebbe un po' presto, per me, svelarla tutta), consiste nell'usare tutti gli escamotage possibili (e qui siamo in sintonia) ma non per "evitare", anzi, proprio per "entrarci in picchiata". L'obiettivo è un forte impatto, ma da me ben orchestrato, dove gli altri vanno a finire esattamente dove avevo previsto....e la risposta relativa alla variante negativa è che " è meglio affrontarla, vivere anche quella....perché fa parte del gioco e il gioco, senza quella, è semplice e, in fondo, annoia anche te.... Vuoi giocare, vuoi che il gioco sia intrigante, di alto livello, con un alta posta in gioco ma non ti vuoi far male ? Abbassa la posta, scegli qualcosa di più semplice....però quello che sai già come funziona ti annoia.....eh, già, capisco....bel dilemma.....

...il gioco può essere di alto livello anche nel senso della fugace e caparbia ammonizione nei confronti dei contesti spiacevoli.. Abbassare il livello è molto controproducente.. Il rischio è presente anche nella logica che sta dietro all'ammonizione, perché se sbagliata si ricade nel mondo dell'istinto di cui abbiamo ampiamente parlato.. Scusa il cambio di discorso ma adoro gli scacchi, poi se accompagnata dalla massima arte schopenaueriana... Tornando a noi.. Quanto può risultare importante elevare o abbassare il livello di una disquisizione solo per annoiarsi con certezza?..

Certo, adori gli scacchi...chissà perché lo immaginavo...ti lascio cambiare discorso.....cambialo.

...se ti dico che un sogno è la realizzazione di un atto mancato.. Cosa mi rispondi?..

Ti rispondo che il motore dei sogni sono i desideri inconsci....sapientemente tenuti a freno, questi desideri, emergono sotto forma onirica...e quindi, mi è d'obbligo chiedertelo....sogni molto ?

... Non spesso.. Ma hanno la stessa configurazione.. Non vorrei si tratti della concretizzazione di una forma di insicurezza, di un complesso.. O di una mancanza di qualcosa.. Sai quando in un sogno non sei tu a governare la situazione ma un'altro personaggio?... Soffrirò di sdoppiamento repentino della personalità.. Ovviamente oniricamente parlando e per colpa di un Morfeo insistente..

No, non soffri di nessun sdoppiamento repentino della personalità, anche oniricamente parlando...(e ringrazia di essere nelle grazie di Morfeo !)...non sarà una forma di insicurezza, la tua configurazione di sogno.....probabilmente sogni quello che non vivi. o che vorresti vivere. insieme a mille altre sfumature (si, proprio loro, le sfumature !).... i sogni sono un terreno minato, sul quale tutti hanno cercato e cercano di camminare, ma ben pochi con competenza oggettiva...spesso amano lasciarsi trasportare dall'argomento....ma non è certamente il tuo caso....no, non lo so, cosa succede quando in un sogno non sono io a governare la situazione ma un altro personaggio....e non lo so nemmeno quando non sogno....vuoi dirmelo tu ?

.. Se si tratta di realtà cerco sempre io di decidere le regole del gioco, e di portare il partecipante in un ruolo secondario, cerco e spesso riesco a portarlo a fare decisioni condizionate, ovviamente da me.. Ma nei sogni, la mancanza di libero arbitrio, in situazioni rasenti il paradossale, con co-protagonisti a me cari, o totalmente ostili, è il concretizzarsi di quello che, con discreto impegno, cerco di annichilire nella realtà, cioè la componente libera dal mio arbitrio, non sotto il mio controllo. Si realizza una delle mie parti che tu dici sia il caso di far sfogare, in modo da non essere colto impreparato in un'ipotetica situazione di perdita del controllo improvviso, per le più svariate cause..

Sarebbe carino lavorare sugli strumenti che dovresti avere per affrontare una reale situazione di perdita di controllo improvviso....

Cosa ne pensi ?

.. Essendo che benché io ami la ragione capisco anche la ragionevolezza delle cose.. Quindi è logico che prima o poi accadrà che mi si presenti una situazione dove sarò, per forza, portato a perdere il controllo.. E per allora mi avrai dato le nozioni necessarie per saperla affrontare.. Quindi analizzeremo,e farò miei, gli strumenti finalizzati ad un contesto simile..

Apprezzo il tuo "per allora"....la contemplazione del Tempo è interessante....sembra che abbiamo tempo, per prepararci.....chissà .....quanto agli strumenti, sono già tuoi. sono dentro di te. L'abile arte, nonché interessante gioco, sarà tirarteli fuori e dartene contezza....Sarà un Piacere…

Il tempo è relativo.. Relativo però ad una mia pseudo certezza riguardante il fatto che, una situazione comportante tali esiti negativi, è ancora lontana dal verificarsi.. Ma, per quanto riguarda gli strumenti, su cosa ti basi per poter dire che sono già miei e semplicemente nascosti?.. A mio avviso in quel campo sono un libro di pagine bianche, ancora da scrivere..

Se ti rispondessi che mi baso sul mio istinto, sarebbe molto divertente ma anche troppo facile ! La tua percezione è di essere un libro di pagine bianche, ancora tutte da scrivere.....ma non lo sei. Tu sei, oggi, esattamente l'insieme di una serie di cose, eventi, persone, fatti, dolori, piaceri che dal primo giorno della tua esistenza (attenzione, non nascita !) hai incontrato.... Io so, leggendoti dentro, che tu hai molti strumenti....lo so dalle tue parole, dai tuoi occhi, lo so anche dalla tua postura e dal modo che hai di camminare. Per non dire di salutare. Lo so dal timbro della tua voce. Lo so perché ti piace il gioco degli scacchi. E SO MOLTO BENE CHE TU INVECE NON SAI DI AVERLI. o meglio, non sai di averli nel modo in cui lo dovresti sapere per poterli usare a tuo favore..

...sono spiazzato.. Evidentemente mi conosci più di quanto pensassi.. Il che mi fa molto piacere.. Quindi sei il mio specchio, non nel senso che io mi rifletta in te, ma nel senso che ti immedesimi in me.. Perché per aver potuto capire così tanto in così poco tempo quella è uno dei metodi più difficili, ma più redditizi.. Allora, tirando le somme, come pensi di poter abbattere i muri che proteggono questi strumenti, senza abbattere le colonne portanti dei miei "dogmi"?..

Ci sei vicino ma non è esatto "immedesimi in me"...ma ci arriverai da solo, lo so. I miei metodi sono difficili e redditizi, su questo hai perfettamente ragione. Ho un'innata capacità che ho imparato ad usare con grande destrezza....e per rispondere alla tua domanda, non abbatteremo, perché lo faremo insieme, i muri che proteggono i tuoi strumenti.....io non entro scavalcando o buttando giù una muraglia....io "ci arrivo da dentro" e sarai tu a "non vedere più queste mura".....e non abbatteremo i tuoi dogmi. Certo è che dobbiamo rivederli un pochetto...

... "Rivederli un pochetto".. Sono così drasticamente privi di sfumature, logicamente ordinati e traumaticamente contorti da far venire i capelli neri ad un albino.. Sono tanto perfetti per me.. Portano spesso a riuscire addirittura a prevedere ciò che una persona possa rispondere, o per lo meno un range molto focalizzato di risposte possibili... Qual'è la parte che vorresti "ritoccare"?..

Per prima cosa credo sia necessario lavorare sul perché tendi a farti più male che bene....dobbiamo cominciare a fare in modo che tu ti voglia un po' più bene...

….. " non puoi apprezzare il cielo se non hai toccato la terra del fondo".. Non è che tendo poi così tanto a farmi del male, è che sono più propenso a valutare la situazione peggiore per poter ammirare meglio la migliore..

mi permetto, se mi permetti ( e un po' anche se non me lo permetti, ma non troppo ) di insistere...ma mi spiego meglio....tendi a non farti del bene nella misura in cui non permetti a te stesso di conoscere, provare, toccare "perché così non rischi !"...e così non devi rischiare di subire le conseguenze possibili....negative o positive....ti precludi cose che pensi possano solo portare negatività....(anche se, sinceramente, non ora, ma tra qualche tempo, ti dirò una cosa a questo proposito...tu ricordati di ricordarmela !).

si, lo so, hai bisogno di tempo per pensare.....mi sembra legittimo...

( e se tu stessi dormendo ? e quindi sognando ?....chissà perché ma mi viene in mente, proprio in questo momento

(dicevo...) ...(e se tu stessi dormendo ? o pensando ? o dormendo e pensando ? e chissà perché, mi viene in mente, proprio in questo momento.....una fiaba. Che poi non è solo una fiaba...Sognando di seguire un coniglio bianco, Alice cade letteralmente in un mondo sotterraneo fatto di paradossi, di assurdità e di nonsensi. Nella sua caccia al coniglio le accadono le più improbabili disavventure. Segue il coniglio attraverso la tana, ma cade (lentamente) in un posto brutto . Arrivata in fondo, trova una stanza piena di porte, ma tutte chiuse e tutte minuscole. Guardando attraverso una serratura, scorge un gran posto e vuole raggiungerlo, ma è troppo grande. Allora scorge su d'un tavolo di vetro una chiave rossa, ma lei è sempre troppo grande per passare attraverso la porta. Viene in suo aiuto una bottiglia con su scritto "bevimi". Infatti il contenuto la fa rimpicciolire, ma giunta alla porta, si rende conto d'aver lasciato la chiave sul tavolo. Assaggiato un pasticcino comparso dal nulla con su scritto "mangiami" diventa enorme. Ora può prendere la chiave ma di nuovo non passa dalla porta. Affranta, scoppia in lacrime, che allagano la stanza. Ritrovata la bottiglia, riesce a rimpicciolirsi e scomparsa la stanza, si trova in compagnia d'un topo e altri animali (parrocchetto, dodo, aquilotto). Il topo abbozza una storia ma poi scatta la "corsa confusa" dove tutti gli animali corrono in circolo, chi inizia dopo chi smette prima. Alla fine della corsa, però, tutti sono asciutti.

Allontanatasi da questa compagnia, Alice ritrova il coniglio bianco e la sua casetta. Entrata in casa per cercare guanti e ventaglio del coniglio

si, lo so, tutti la conoscono.....ma io pensavo alle coincidenze....la matematica di Alice ( ve la ricordate ?), il gioco degli specchi (che costituisce la base della continuazione di Alice)......e, poi, ovviamente, il biancoconiglio......e tutto che inizia perché si segue un coniglio.....appunto....nella Tana del Coniglio...

Si, credo che tu stia sognando un coniglio e la Sua Tana….

Si ,credo che tu stia sognando di essere caduto in una “Tana del coniglio….”

E, allora, continua pure a sognare….

 

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